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      IPNOSI CLINICA

    Quando si parla di ipnosi, qual è la prima cosa che vi viene in mente?

    Forse state pensando a qualcosa di "magico", spettacolarizzato, forme potenti di suggestione che agiscono su personalità fragili e "controllabili"?
    O magari vi viene in mente un che di oscuro e arcano, perturbante, a metà fra la paura e la fascinazione...
    Qualcuno immaginerà persone carismatiche, magnetiche, quasi taumaturgiche, cui affidarsi passivamente per "guarire".
    C’è chi penserà a fuffa ben confezionata da ciarlatani.


    Non sarebbe strano! La letteratura, il cinema, la cronaca e un certo tipo di giornalismo hanno contribuito a creare questo variegato immaginario collettivo attorno a un fenomeno che per il suo fascino ha sempre attirato l'attenzione del genere umano, e negli ultimissimi secoli anche della ricerca scientifica.

    Proviamo allora a capire effettivamente di cosa si tratta, ripulendo il campo da tutto il "chiacchiericcio" sul tema.


    COS’È' L'IPNOSI?

    L'ipnosi è uno stato di coscienza. Più precisamente parleremo di stato ipnotico, o di trance.

    Si tratta di una condizione naturale della mente, che noi tutti sperimentiamo in vario modo durante il giorno. Ad esempio quando siamo assorti, o sovrappensiero, mentre facciamo in automatico delle cose essendo al contempo assorbiti nel nostro mondo interno, oppure mentre ascoltiamo una canzone, o leggiamo un libro, o fissiamo un punto nell'ambiente, iniziando a vagare con l’immaginazione senza accorgercene, e certe volte senza neanche ricordarlo. In particolare, ci accade quando stiamo per addormentarci, ma non dormiamo ancora.

    In questa condizione, l'attenzione della coscienza verso gli elementi esterni si riduce molto, come anche l'attività razionale e logica, e la mente si focalizza sul nostro mondo interno e tende a un funzionamento più immaginifico, analogico, emotivo, creativo. Entriamo in contatto col materiale preconscio, con quell'universo di ricordi, intuizioni e associazioni che comunemente tendiamo a tralasciare in quanto più focalizzati a elaborare ciò che ci arriva dai nostri sensi, o dai nostri stessi pensieri (ovvero da stimoli di cui siamo pienamente consapevoli). Siamo però svegli, e se arrivano stimoli esterni di rilievo, o se succede qualcosa di importante, lo sentiamo e ce ne accorgiamo, riorientandoci nuovamente sull’ambiente se è necessario, o comunque usciamo spontaneamente da questo stato non appena non ci serve più.

    Il funzionamento del cervello durante la trance è molto particolare, come mostrano i referti elettroencefalografici. E' caratterizzato da onde lente, le cosiddette onde theta, ben diverse non solo dalle onde beta tipiche dello stato ordinario di veglia, molto rapide e irregolari, ma anche dalle onde alfa, più regolari, che caratterizzano lo stato di rilassamento profondo, a occhi chiusi. Sono diverse anche dalle onde delta, ancora più lente e sincronizzate, tipiche del sonno profondo, e dalle onde REM, più rapide e irregolari, che caratterizzano il sonno accompagnato da sogni vividi.
    Ciò conferma come lo stato di trance si avvicini al sonno e al sogno, ma mantiene anche caratteristiche tipiche dello stato di veglia, e non coincide con una "veglia rilassata".
    Ci sono anche altre evidenze neurofisiologiche associate alla trance, e sulle quali non mi dilungherò per non appesantire la lettura e renderla troppo "tecnica".

    In sostanza, la trance ipnotica è uno stato di coscienza nel quale abbiamo un rapporto più profondo con noi stessi. Si tratta di una condizione "neutra", di per sé non terapeutica, anche se possiamo trarne, a volte, spontaneamente dei benefici.
    Se invece ad accompagnare il processo ipnotico è un medico o uno psicologo, la trance assume finalità terapeutiche.


    Con la parola "ipnosi" si intende infatti comunemente anche l'induzione ipnotica, ovvero l'insieme delle procedure che facilitano, dall'esterno, l'ingresso nella trance, quando siamo disponibili ad essere guidati in questo stato.
    Ciò avviene sostanzialmente attraverso le parole del terapeuta, che con un linguaggio metaforico molto vicino a quello inconscio ci accompagna nel corso del viaggio che faremo nella parte più creativa di noi stessi. Un viaggio quasi sempre dolce, piacevole, che ci lascia più leggeri. Non è necessario concentrarci su ciò che il terapeuta ci dice, la nostra mente inconscia ascolterà comunque, prendendo quello che le serve.

    Eccoci, allora...


    ... A COSA SERVE L'IPNOSI?

    Chiariamo meglio anche questo, perché forse l'unico esempio concreto di induzione ipnotica a cui molti hanno avuto modo di assistere è quella praticata dai "maghi" per fare spettacolo e intrattenere.

    La trance, quando è indotta dall’esterno, comporta anche un orientamento selettivo verso la voce e la persona dell'ipnotista, che diventa un po’ il filo rosso del nostro viaggio.
    Se l'ipnotista è una persona di spettacolo, guiderà la trance in modo molto direttivo e suggestivo, tendendo ad elicitare, se ci riesce, effetti che mirano a stupire. Questo tipo di induzione ipnotica non ha presa su chiunque, ma su persone particolarmente predisposte e desiderose di farsi guidare.
    L'ipnosi clinica ha procedure e finalità molto diverse. Salvo rare eccezioni, non è né direttiva né suggestiva, e non necessita di particolare "profondità" per poter essere sperimentata e beneficiare degli effetti terapeutici. A stabilire la profondità della trance è la persona stessa. L'ipnotista psicologo o medico usa le tecniche ipnotiche e un linguaggio semplice e analogico per favorire l'emergere delle risorse che ogni persona inconsapevolmente possiede, o che ha dimenticato di possedere.

    Nell’ottica di Milton H. Erickson, forse il più grande terapeuta ipnotista che la storia abbia conosciuto, l’inconscio comprende infatti ciò che noi sappiamo anche senza la consapevolezza di saperlo, incluse le nostre capacità di auto guarigione.
    Si tratta di processi più propriamente preconsci che non strettamente inconsci, se consideriamo psicoanaliticamente questi ultimi come densi di aspetti pulsionali, conflittuali, rimossi e difensivi.
    Detto semplicemente, l'ipnosi clinica è un modo inconscio di comunicare col proprio inconscio e attingere alle sue risorse intuitive e creative, accompagnati dal proprio terapeuta.

    Se a questo punto dovessero venirvi in mente i sogni, non sareste molto lontani.
    Tutti sappiamo come anche dai sogni a volte ci arrivino intuizioni importanti o soluzioni relative a determinati problemi, a volte in modo più diretto e comprensibile, altre volte in modo simbolico, meno evidente.
    Lo stato di trance, similmente al sogno, riduce le funzioni ipercritiche della mente, aggirando le sovrastrutture che tendono a bloccarci, ed amplifica le funzioni immaginifiche, emozionali e analogiche, che sono appunto quelle tipiche della mente preconscia e inconscia.

    Attraverso l'ipnosi è possibile stimolare e accompagnare la persona a trovare o ritrovare in forma simbolica il modo migliore per lei di affrontare le proprie difficoltà all’interno di esperienze realizzate nella trance, poiché l'ipnotista lo porta in contatto con le risorse interiori, quasi come in un “sogno protetto”.
    Ne influenza al massimo la modalità di espressione, ma è la persona stessa che riorganizza le complessità del suo mondo psichico e utilizza le proprie capacità in modo congruente con la sua natura più autentica. L’ipnosi, ci dice Erickson, "non altera la persona, ma serve a permetterle di imparare di più su se stessa e ad esprimersi più adeguatamente”.

    Nella trance terapeutica il soggetto si allontana dalla realtà disturbante cui è abituato, da comportamenti ormai automatici che gli hanno fatto dimenticare le sue potenzialità, dalle pressioni esterne che lo condizionano, e inizia a sperimentare un'indipendenza dagli schemi restrittivi che ingabbiano la sua esistenza. Questo viversi e sentirsi in modo diverso durante la trance, questo riorganizzarsi internamente promuove poi le capacità della persona di comportarsi in modo diverso nella vita di tutti i giorni, e l'effetto di questi cambiamenti viene poi progressivamente integrato anche a livello consapevole, nella visione del mondo, di se stessa, delle relazioni.

    La mente inconscia, inoltre, comunica direttamente col sistema neuroendocrino-immunitario che governa i processi psicosomatici. Un miglior equilibrio inconscio, quindi, si riflette direttamente anche su uno stato di maggior benessere psicofisico.
    Sembra infatti che la trasduzione dell’informazione eseguita dalle aree cerebrali che presiedono alle emozioni sia collegata strettamente al sistema limbico-ipotalamico ed alla comunicazione mente-corpo attraverso neuromodulatori chimici che raggiungono tutto l’organismo. Il coinvolgimento di queste strutture e di queste molecole mediatrici è ben noto negli stati di stress e nei disturbi psicosomatici, ma funziona anche positivamente, ad esempio nell'effetto placebo e nella trance terapeutica.

    Per questo motivo l'ipnosi clinica è d'aiuto non solo per difficoltà e sintomi di tipo psicologico, ma viene utilizzata anche come ausilio nella terapia del dolore, nella preparazione al parto, in fisioterapia e odontoiatria, e in problematiche in cui lo stato psicosomatico ha un ruolo importante.

    Non esistono casi nei quali non è consigliata, se non in rare condizioni psicotiche o dissociative.

    Si può stare tranquilli!



    PSICOBUFALE SULL'IPNOSI

    Vale forse la pena spendere due parole anche sui più diffusi pregiudizi relativi all'ipnosi, ovvero quelli a cui i media, e in particolare lo spettacolo, il cinema e la cronaca ci hanno abituato... ovvero, alla trance come una forma di “controllo della mente”, come una tecnica di rilassamento, o come un modo di recuperare con certezza ricordi del passato, della primissima infanzia se non addirittura di “vite precedenti”.

    Dobbiamo infatti sapere che:

    - l'ipnosi non è una forma di controllo

    L'ipnotista "non può forzare la volontà" della persona ipnotizzata.
    Non è possibile, in stato di trance, portare qualcuno a compiere gesti che non vuole compiere, azioni contrarie ai suoi desideri e valori più autentici, né è possibile "farle perdere il controllo". In ambito clinico, poi, il terapeuta è strettamente tenuto ad agire nella direzione del benessere del paziente, dei suoi obiettivi di miglioramento, e del rispetto di un codice deontologico ben preciso.
    Quando poi i giornalisti parlano, abbastanza impropriamente, di "rapine in stato di ipnosi", si tratta di episodi in cui i ladri utilizzano tecniche atte a distrarre e confondere le loro vittime riducendone la soglia di attenzione, non a ipnotizzarle. L'ipnosi per sua natura richiede il consenso e la collaborazione della persona.

    - non è necessario rilassarsi per entrare in trance
    L'ipnosi si accompagna frequentemente a uno stato di rilassamento, ma il rilassamento non è condizione necessaria per entrare in stato ipnotico. Anche chi ha difficoltà a rilassarsi può essere ipnotizzato, se lo desidera; non a caso sperimentiamo stati di trance spontanea anche in quelle situazioni in cui ci sentiamo tesi o comunque molto vigili, in un ambiente disturbante o poco interessante dal quale ci estraniamo rifugiandoci nel nostro mondo interno. Ad esempio, durante i viaggi nei mezzi pubblici, mentre seguiamo lezioni noiose, e nei casi peggiori anche nel corso di esperienze traumatiche, come forma estrema di difesa.

    - l'ipnosi non mira a recuperare ricordi o "vite precedenti"
    In stato di trance possiamo entrare in contatto con i nostri ricordi, esperienze, apprendimenti che avevamo dimenticato di possedere, ma non sempre tutto ciò ci arriva come una fotografia perfetta di ciò che abbiamo vissuto in passato. A volte lo recuperiamo in forma simbolica, riorganizzata. Ciò che conta è il modo in cui questo ci connette alle nostre risorse e potenzialità. Ecco perché l'ipnosi non dovrebbe essere usata come tecnica per "recuperare i ricordi rimossi". Non vi è alcuna garanzia che ciò che emerge sia effettivamente successo, se non ne abbiamo memoria reale e consapevole.
    A maggior ragione, l'ipnosi non dovrebbe essere usata per ricordare "vite precedenti". Sulla vita prima della vita ognuno ha le proprie credenze, ma si tratta di una sfera che esula da quella scientifica ed appartiene piuttosto a quella filosofica, metafisica o religiosa. Se durante l'ipnosi emergessero contenuti che la persona attribuisce a una vita precedente, non vi è alcuna garanzia che questo sia vero, e ancora una volta quel che conta è il valore simbolico di questi vissuti.
    Generalmente quindi è bene evitare forme cosiddette di "ipnosi regressiva", a meno che il paziente e il terapeuta non siano entrambi ben consapevoli che si tratta di esplorazioni della realtà interna della persona, e non della realtà tout court.

    Se tutto questo vi ha incuriosito, sarò lieta di accompagnarvi in un percorso psicologico che comprenda l’uso della trance ipnotica. Lavorare sulle proprie difficoltà non è facile, ma l’ipnosi lo rende più dolce e piacevole.









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